Rivista AIAF - Associazione Italiana degli Avvocati per la famiglia e per i minoriISSN 2240-7243 / EISSN 2704-6508
G. Giappichelli Editore

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La difesa della vittima nel processo – come redigere una querela (di Ada Odino (Avvocato in Milano)  )


SOMMARIO:

1. L’importanza di una difesa “tecnica” - 2. L’importanza del sostegno psicologico della vittima - 3. La raccolta delle prove - 4. Le misure urgenti a tutela dell’incolumità della persona offesa - 5. La redazione dell’atto di denuncia/querela - NOTE


1. L’importanza di una difesa “tecnica”

L’approccio dell’avvocato alla donna vittima di violenze è particolarmente delicato, sia per la particolare natura del reato, sia per le implicazioni psicologiche della vittima la quale, molto spesso, non si sente neppure tale e si mostra titubante nel denunciare le violenze subite, inviata spesso al legale da un soggetto terzo che desidera aiutarla. Per questo motivo, nell’affrontare il caso della propria assistita, il legale deve fare particolare ricorso alla sua sensibilità ed esperienza anche nell’esaminare con assoluta “terzietà” i fatti. Principalmente perché molto spesso la persona offesa è molto confusa, fatica a mettere insieme gli episodi, a dare la corretta rilevanza a comportamenti che, proprio per la sua assuefazione alla violenza, neppure le sembrano gravi, e perciò, molto spesso, tutto ciò si accompagna all’indeci­sione nel denunciare colui che, ancora, non identifica come il suo “carnefice”. Purtroppo, infatti, non è così raro che, dopo aver deciso di presentare denuncia, la donna vittima di violenza torni dall’autore del reato e da esso si faccia convincere a ritornare sui propri passi, ritrattando quanto precedentemente esposto. Ma è sempre possibile una strumentalizzazione del legale in una vicenda di elevata conflittualità tra le parti al fine di dare credito ad una versione dei fatti non corrispondente al vero. È, quindi, fondamentale avvalersi di uno specialista cui inviare la vittima sia per assicurarsi che essa rimanga “ferma” nel suo proposito, sia per valutare la “autenticità” del suo racconto e del suo vissuto. È altresì opportuno e consigliabile chiedere alla persona offesa di redigere uno scritto in cui rappresenta come ha conosciuto l’autore dei rati, come sono maturate le violenze, ed enuncia tutti gli episodi di cui è stata vittima. Tale scritto, importante per le ragioni sovra esposte, implica, ovviamente, un notevole sforzo psicologico della vittima la quale, anche per questo motivo, deve potersi avvalere di un sostegno. Assume, quindi, fondamentale importanza il ruolo dello psicologo.


2. L’importanza del sostegno psicologico della vittima

La difesa della donna vittima di violenza deve essere affrontata in équipe. La competenza del legale, per quanto specializzato ed esperto, non è sufficiente nell’affrontare l’aspetto psicologico della vittima che diventa fondamentale nell’evolversi della difesa. La vittima, infatti, dopo essersi “aperta” con il proprio difensore, dovrà, se possibile, redigere lo scritto sopra delineato e aiutare il legale a completare l’atto di denuncia-querela; successivamente, dovrà quasi sicuramente affrontare l’interrogatorio del P.M. o della Polizia dallo stesso delegata, e, in dibattimento, l’esame incrociato dei difensori delle parti. Il tutto con un investimento psicologico notevole. Pertanto, solo un esperto che affronti con la vittima il suo vissuto, le faccia comprendere l’importanza del suo “ribellarsi” alla violenza e la necessità di emanciparsi dal suo “carnefice” – ancorché in alcuni casi questi si ammanti della veste di amoroso compagno – renderà in grado la vittima di affrontare il “processo”, ottenere la condanna del suo “carnefice” e sentirsi, finalmente, risarcita, non tanto e non solo riguardo all’aspetto economico, ma soprattutto nella sua dignità. Inoltre lo psicologo potrà redigere un parere pro veritate sullo stato psicologico della vittima, sulla sua “credibilità” alla luce di quanto riscontrato nei colloqui e sulle conseguenze dei traumi subiti.


3. La raccolta delle prove

Sin dal momento dell’assunzione dell’incarico professionale risultante da atto scritto, a sensi dell’art. 327 bis c.p.p. il difensore può svolgere le c.d. indagini difensive, personalmente o avvalendosi di investigatori privati, e, quando sono necessarie specifiche competenze, di consulenti tecnici tra cui, come precedentemente affrontato, lo psicologo. A sensi dell’art. 391 nonies c.p.p. il mandato rilasciato in tale caso deve contenere la sottoscrizione autenticata e contenere la nomina del difensore e l’indicazione dei fatti cui si riferisce. È, quindi, opportuno, se possibile, ascoltare nelle forme previste dagli artt. 391 bis ss. c.p.p. le persone che siano a conoscenza dei fatti oggetto di denuncia/querela, non solo se ne hanno avuto diretto apprendimento, ma anche se sono stati loro raccontati dalla vittima. Nel fascicolo del difensore allegato all’atto di denuncia querela verranno, quindi, inseriti, il mandato ad hoc rilasciato ex art. 391 nonies c.p.p., le dichiarazioni ricevute o inviate dalle persone informate sui fatti con le modalità di cui all’art. 391 ter, la consulenza dello psicologo ed ogni documento utile a provare gli episodi di violenza avvenuti. Nel caso in cui, come purtroppo spesso accade, le dichiarazioni della vittima siano l’unica fonte di prove, occorrerà cercare di “corroborare” tali dichiarazioni con riscontri “esterni” che ne provino la credibilità, tenendo presente che i criteri individuati dalla Cassazione per la sua valutazione sono i seguenti: «In tema di violenza sessuale, le regole dettate dall’art. 192, comma 3, c.p.p. non si applicano alle dichiarazioni della persona offesa, le quali possono essere legittimamente poste da sole a fondamento dell’affermazione di penale responsabilità dell’imputato, previa verifica, corredata da idonea motivazione, della credibilità soggettiva del dichiarante e dell’at­tendibilità intrinseca del suo racconto, che peraltro deve in tal caso essere più penetrante e rigoroso rispetto a quello cui vengono sottoposte le dichiarazioni di qualsiasi testimone. Ciò vale, in particolare, proprio in tema di reati sessuali, l’accertamento dei quali passa, nella maggior parte dei casi, attraverso la necessaria valutazione del contrasto [continua ..]


4. Le misure urgenti a tutela dell’incolumità della persona offesa

Qualora la persona offesa conviva con il proprio aggressore e non vi sia la possibilità che que­st’ultimo si allontani volontariamente, si può richiedere l’ordine di allontanamento dalla casa famigliare, ex art. 282 bis c.p.p. Nell’ipotesi, invece, in cui non vi sia tale convivenza, ma sussista il pericolo per l’incolumità fisica della vittima o dei suoi famigliari, si può richiedere ex art. 282 ter c.p.p. che venga applicata all’aggressore la misura coercitiva del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa. È, altresì, possibile consigliare la vittima, in caso di nuova aggressione, di rivolgersi direttamente, nella fragranza di quest’ultima, agli ufficiali ed agenti di Polizia Giudiziaria. Questi ultimi, infatti, a sensi dell’art. 384 bis c.p.p. con l’autorizzazione anche orale del P.M., poi da confermarsi per iscritto, nella flagranza del reato e nel caso di pregiudizio per l’incolumità delle vittime dei reati enunciati nell’art. 282 bis c.p. hanno facoltà di allontanare l’aggressore dalla casa famigliare e ordinare a quest’ultimo di non avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla persona offesa o dai suoi famigliari. Le richieste di applicazione delle misure coercitive di cui agli artt. 282 bis e ter c.p.p. nonché la richiesta di misura interdittiva ex 288 c.p.p. (sospensione dall’esercizio della potestà) vanno presentate con istanza motivata diretta al P.M. o inserite nell’atto di denuncia querela, sempre indirizzata alla Procura della Repubblica. È il P.M. che, vagliati i gravi indizi di colpevolezza, ex art. 274 c.p.p. formulerà richiesta al giudice competente ad assumere il relativo provvedimento.


5. La redazione dell’atto di denuncia/querela

L’atto va indirizzato alla Procura della Repubblica del Tribunale nel cui circondario è stato consumato il reato (art. 8 c.p.p.) oppure, nel caso di più reati connessi ex art. 12 c.p.p. nel luogo dove è stato consumato il più grave di essi. La querela o la denuncia sono atti personali e, quindi, devono essere firmati dalla parte e autenticati dal difensore o presentati presso gli Uffici di Polizia Giudiziaria per la ratifica da parte loro. Lo schema è il seguente: Procura della Repubblica di ...Atto di denuncia querela Io sottoscritto/a nato a ... ... ... ... il ... ... ... ... CF ... ... ... ..., residente a ... ... ... ... domiciliato per il presente giudizio in ... ... ... ... oppure presso il proprio difensore, nome cognome Foro, con studio in ... ... ... ... via (in caso di reato commesso in danno di minori nella qualità di genitore esercente la potestà sul minore ... ... ... ... nato a ... ... ... ... il ... ... ... ... ...) espongo quanto segue: Narrazione dei fatti/descrizione contesto nell’ambito del quale sono avvenuti/inserimento e indicazione dei riscontri e delle produzioni documentali. ... ... ... ... ... ... ... ... Inquadramento delle fattispecie penali applicabili per una o più delle condotte e dei fatti avvenuti. ... ... ... ... ... ... ... ... Profili di diritto e indicazione di precedenti e orientamenti giurisprudenziali e dottrinali per una o più delle fattispecie penali in cui la condotta/e per cui si procede si inserisce. ... ... ... ... ... ... ... ... Conclusioni Tutto ciò premesso, con la presente io sottoscritto intendo sporgere denuncia/querela per i reati di cui in narrativa (... ... ... ... e ... ... ... ... cod. pen.) e per ogni altro reato che fosse ritenuto sussistere a carico di Tizio nato a il residente in (se non posseduti i dati anagrafici elementi idonei all’identificazione). Chiedo di essere avvisato/a in caso di richiesta di archiviazione del procedimento ex art. 408, comma 2, c.p.p. e mi oppongo alla richiesta di archiviazione per tenuità del fatto. Mi riservo di indicare testimoni, produrre documenti e di costituirmi parte civile. Oppure Indico i seguenti testi: nome cognome nato a il residente in il quale potrà testimoniare sulle seguenti circostanze di cui alla narrativa ... ... ... ... ... ... ... ... mi riservo la costituzione di parte civile eventuale richiesta di [continua ..]


NOTE