All’indomani della sentenza della Corte cost. n. 162/2014 pubblicata il 18 giugno 2014, che ha abolito il divieto della fecondazione assistita eterologa contenuto nella l. n. 40/2004, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il 10 luglio 2014 nel ricevere al Quirinale una delegazione del Comitato Nazionale per la Bioetica, affermò che «il silenzio osservato negli ultimi tempi dal parlamento sui temi della bioetica non può costituire un atteggiamento soddisfacente rispetto ai problemi la cui complessità e acutezza continua ad essere largamente avvertita»; successivamente anche il Prof. Lorenzo D’Avack, vice presidente del Comitato Nazionale per la Bioetica, in occasione del XX Meeting del Forum dei Comitati Etici dei paesi della UE che si è svolto a Roma a novembre 2014, nell’ambito del semestre italiano, coerentemente a quanto espresso nei suoi noti scritti ha con forza richiamato l’attenzione del legislatore italiano a occuparsi e a regolamentare i problemi emergenti dal progresso scientifico in ambito procreativo, giacché è di palmare evidenza che si stanno delineando «modelli familiari diversi, privi di regole efficaci».
Ad un anno da tale pronuncia della Consulta si è ancora in attesa di un intervento normativo, ma il dibattito sui tanti temi della procreazione medicalmente assistita – PMA, sia nell’ambito delle scienze mediche e psicologiche, che nel mondo della bioetica e del diritto è stato molto vivace, con una densa e necessaria interazione tra le diverse discipline; tanti gli studi, i pareri e le riflessioni, suscitati spesso da pronunce giurisprudenziali nazionali ed europee e con questo secondo numero della Rivista del 2015 si vuole offrire un inquadramento della “questione PMA”, da cui discendono molteplici spunti di riflessione.
Introduce il tema il Prof. Massimo Moscarini per un primo orientamento rivolto a chi è estraneo al mondo delle scienze mediche sui diversi tipi di trattamento sanitario in campo riprocreativo e per richiamare l’attenzione sulla tutela della salute delle persone coinvolte nelle tecniche di PMA, specie della salute della donna che la banalizzazione del dibattito mediatico fa spesso dimenticare, ma anche sulla tutela della fertilità. Non si può non considerare, infatti, che se il ricorso alla PMA è sempre più spesso frutto di una scelta verso un rapporto genitoriale “sociale” verso “nuovi modelli familiari”, nella maggioranza dei casi è dovuto a motivi di infertilità/sterilità. Il Prof. Moscarini ricorda anche che la Conferenza delle Regioni a settembre 2014 ha approvato all’unanimità delle Linee guida inter-regionali che dovrebbero assicurare il libero accesso alla PMA eterologa presso centri specializzati pubblici che si attengano a regole comuni (predefinite) [continua..]