Rivista AIAF - Associazione Italiana degli Avvocati per la famiglia e per i minoriISSN 2240-7243 / EISSN 2704-6508
G. Giappichelli Editore

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Editoriale (di Maria Carla Serafini (Avvocato in Pescara; Presidente AIAF Abruzzo))


Abbiamo deciso con questo numero della Rivista di entrare nel vivo, attraverso l’esame delle innovazioni legislative introdotte dalla l. n. 76/2016, delle trasformazioni davvero epocali che da tempo si andavano compiendo nel campo delle relazioni affettive nel tessuto sociale del nostro paese e che stentavano a trovare un riconoscimento ed una tutela giuridica. E ciò nonostante che una molteplicità di forme di rapporti di coppia si fosse ampiamente diffusa, spesso rimanendo sommersa come accadeva per le unioni tra persone dello stesso sesso, anche se riconosciuta ed accettata nella coscienza comune e nel vivere quotidiano. Era dunque più che maturo il tempo per un intervento legislativo che offrisse dei riferimenti più sicuri rispetto ai risultati degli sforzi che nell’arco di oltre cinquant’anni la giurisprudenza aveva fatto per assicurare alcune fondamentali tutele a queste forme di relazioni non incardinate nel modello della famiglia disegnato dalla Costituzione e dal codice civile. Il quesito di fondo, tuttora non risolto, intorno a cui ci si è dibattuti da sempre nell’affrontare il problema della tutela giuridica delle convivenze per le coppie eterosessuali e quindi della loro regolamentazione, ruota intorno al “valore” che ad esse il senso comune e quindi l’ordinamen­to giuridico attribuiva come nucleo intorno al quale costruire una disciplina. La convivenza nasce come frutto della libera scelta di due individui pienamente autonomi e consapevoli che vogliono e sono in grado di regolare il loro rapporto affettivo ed economico al di fuori di vincoli di ogni genere o è piuttosto una “specie” di famiglia un po’ fragile, segnata da un valore negativo di “irregolarità” che quindi non merita una adeguata protezione? Quesito di non facile soluzione, ma rispetto al quale le risposte sono strettamente legate alle opzioni ideologiche, sociali e culturali che una società esprime. E dunque non possiamo dimenticare, per comprendere il punto di arrivo rappresentato dalla l. n. 76/2016, l’humus culturale nel quale, nemmeno troppo tempo fa, era immersa la società italiana quando i conviventi venivano definiti “concubini” ed i figli naturali “bastardi”, dunque indegni di una tutela da parte dell’ordinamento: un punto di partenza che ha trovato una prima prudente apertura nell’art. 29 Cost. che ha definito la famiglia come “società naturale”, tuttavia fondandola sul matrimonio e nell’art. 30 che ha riconosciuto i diritti dei figli “naturali” solo in quanto compatibili con i membri della famiglia legittima. Da quel momento si è avviato un faticoso e lento percorso normativo e giurisprudenziale che ha trovato radici nell’intenso e appassionato dibattito sviluppatosi in quegli anni intorno alla l. n. 898/1970 che ha [continua..]