1. L'infertilità: definizione e cause - 2. Tecniche di PMA - 3. Fecondazione eterologa - 4. PMA: conseguenze negative - 5. Indicatori demografici - 6. Conclusioni
In generale l’infertilità (o coppia poco fertile) si riferisce alla incapacità della coppia di concepire una gravidanza dopo un anno di tentativi non protetti. Questo limite si abbassa a 6 mesi per le donne di età oltre i 35 anni ed in presenza di fattori di rischio (endometriosi, pregresse infezioni utero-ovariche, ecc.). Mentre per sterilità s’intende la situazione di una coppia in cui uno o entrambi i partner sono affetti da una condizione fisica permanente che non rende possibile il concepimento. Abbiamo diverse forme di infertilità: infertilità primaria (mai in stato di gravidanza); infertilità secondaria (fallimento di concepire, avendo in precedenza avuto una gravidanza spontanea); infertilità temporanea (gravidanze che si verificano dopo un anno di tentativi senza intervento medico). Per comprendere il concetto di fertilità/infertilità occorre avere ben chiaro il ruolo cruciale che il trascorrere del tempo impone alla questione. Da una parte serve tempo per accertare l’infertilità, dall’altra è proprio il trascorrere del tempo la causa principale di una scarsa fertilità. Infatti, la capacità riproduttiva in particolare, nella donna è strettamente correlata all’età: il periodo di massima fertilità è compreso fra i 20 e i 25 anni. La fecondità subisce un primo calo dopo i 32 anni e un rapido declino dopo i 37 anni. Questa diminuzione della fertilità è dovuta alla costante e progressiva perdita del patrimonio follicolare e della capacità biologica degli ovociti. Anche nell’uomo l’età ha un ruolo nella fertilità: la spermatogenesi si svolge ininterrottamente all’interno dei testicoli durante l’intera vita dell’individuo. Il “ciclo di produzione” infatti, dura circa 72 giorni, dunque ogni 3 mesi un uomo rinnova completamente il suo patrimonio di spermatozoi. Questo non significa che l’età biologica non influenzi la fertilità maschile. Infatti, anche nell’uomo a partire dai 55-65 anni di età, si osserva un graduale declino della capacità fecondante dello sperma. Oltre alla fisiologica riduzione della fertilità dovuta all’età anche la maggiore esposizione ad agenti patogeni e il maggior rischio di anomalie cromosomiche che si hanno [continua ..]
Qualora non sia stato possibile ripristinare la capacità riproduttiva della coppia il percorso terapeutico prevede il ricorso alle tecniche di PMA. L’età media delle coppie che fanno ricorso alla medicina della riproduzione è in continuo aumento e rappresenta senza dubbio un fattore determinante che incide pesantemente sulla prognosi riproduttiva della coppia. La maggior parte delle coppie si vede costretta a programmare una gravidanza solo dopo aver raggiunto le condizioni di stabilità e tranquillità economica. Modelli culturali che non hanno in considerazione la fisiologia, determinando un divario fra età sociale vs età biologica, la necessità di procrastinare il momento del concepimento, genera una sorta di presunzione di poter avere figli quando e come si vuole, dimenticando così i limiti biologici prefissati dalla natura. Si confida allora nel progresso tecnico-scientifico, che però ha i suoi limiti nell’esaurimento della riserva ovocitaria. Infatti l’età e la qualità degli ovociti condiziona molto il risultato che tuttavia quando ci troviamo in situazioni di infertilità inspiegabile o dovuta a cause organiche irreversibili rimane l’unica soluzione. Certamente il dover ricorrere alla fecondazione assistita spesso testimonia il fallimento di una prevenzione e la mancata tutela della fertilità nei casi in cui era doveroso intervenire precocemente. Le tecniche di Riproduzione Assistita sono presidi medico-chirurgici atti a favorire la messa a disposizione dei due gameti (cellula uovo e spermatozoo), la loro fusione e la formazione di un embrione e si dividono in: Trattamenti PMA di primo livello: induzione dell’ovulazione multipla con Clomifene Citrato o con Gonadotropine dal 2°-3° giorno del ciclo mestruale associata a rapporti spontanei o mirati; inseminazione intrauterina con seme “preparato” dopo circa 24 ore da una ovulazione spontanea (IUI su ciclo naturale); IUI o IPI (inseminazione intraperitoneale) dopo induzione dell’ovulazione. Trattamenti di PMA di secondo livello: la fecondazione in vitro (IVF); trasferimento di gameti nelle tube di Falloppio (GIFT); zigote trasferimento intrafallopian ZIFT); iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi (ICSI); inseminazione intrauterina (IUI); sperma, degli ovociti o embrioni [continua ..]
Quando sussistono o nella donna l’esaurimento dei follicoli o nell’uomo l’assenza di spermatozoi normali allora non rimane che la fecondazione con ovociti o spermatozoi di donatori. La Corte costituzionale ad aprile 2014 ha dichiarato illegittimo il divieto di fecondazione eterologa imposto dalla l. n. 40/2004 sulla Procreazione Medicalmente Assistita. Pertanto una coppia con problemi di sterilità, potrà ricorrere alla donazione di gameti (ovociti e/o spermatozoi) esterni alla coppia stessa. Tale procedura resta lecita, nel nostro Paese, solo per le coppie di sesso diverso, sposate o conviventi con diagnosi di infertilità. Non potranno quindi ricorrere alla donazione né donne single, né coppie dello stesso sesso. I governatori delle Regioni a settembre 2014 hanno approvato all’unanimità delle Linee guida inter-regionali che permetterebbero alle coppie di poter accedere alla fecondazione eterologa da subito. Ogni singola Regione ha recepito tali linee guida approvate dalla conferenza delle Regioni, specificando sia il limite di età della donna ricevente, 43 anni (già annullato dal TAR Veneto) per poter accedere ai cicli di eterologa e omologa a carico del servizio sanitario regionale e sia il numero massimo di cicli (tre) che possono essere effettuati nelle strutture pubbliche. Le regole alle quali dovranno attenersi i Centri di PMA italiani sono: età dei donatori: per gli uomini un’età compresa tra i 18 e i 40, per le donne 20-35 anni; esami di screening dei donatori completi a massima tutela dei riceventi (che comprendono un anamnesi clinica, psicologica e genetica, esami infettivologici e genetici); la donazione deve essere gratuita e volontaria. Inoltre, il Centro di PMA dovrà garantire nei limiti del possibile la compatibilità delle principali caratteristiche fenotipiche del donatore con quelle della coppia ricevente (colore della pelle, occhi e capelli, gruppo sanguigno), che dieci sia il numero massimo di figli da ciascun donatore. Dovranno anche essere disposti registri regionali dei donatori in attesa di quello centrale, ma deve essere assicurato l’anonimato del donatore. Solo in casi straordinari i suoi dati potranno essere conosciuti dal personale sanitario, ma anche il diritto del bambino a poter risalire alle sue origini, usando come modello la legge sulle adozioni. Se, quindi, i donatori [continua ..]
I trattamenti per la fertilità possono rappresentare rischi per la salute delle donne degli uomini e dei loro figli. Infatti, possiamo avere: • alta percentuale di fallimenti; • danni psicologici nella donna e nella relazione di coppia; • sindrome da iperstimolazione ovarica; • gravidanze tubariche e multiple; • numerosi aborti spontanei; • frequenti parti prematuri; • costi elevati. La sindrome da iperstimolazione ovarica che nei casi più gravi può causare morbilità ed essere pericolosa per la vita è dovuta all’uso dei farmaci necessari per indurre l’ovulazione. L’utilizzo degli stessi farmaci determina un aumentato rischio di gravidanze multiple che pongono rischi sia per la donna che per il bambino.
Il procrastinare la gravidanza determina un rischio sempre maggiore di trovarsi di fronte a problemi di fertilità e sempre più spesso le coppie si rivolgono ai centri per la fecondazione assistita, con i bimbi nati in provetta quasi triplicati in pochi anni. Le coppie trattate sono state nel 2012, oltre 54mila, in aumento del 77% rispetto al 2005. Il tasso di successo dei trattamenti, è passato dal 21 al 24%. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il 10-15% delle coppie presentano problemi di infertilità (20.000-25.000 nuove coppie l’anno). Si calcola che nel mondo ci siano almeno 50-80 milioni di coppie infertili e purtroppo il numero è in continuo aumento. In Italia nel 2012, sono nati con la fecondazione assistita quasi diecimila bimbi, con una crescita del 170% nei sette anni precedenti, quasi triplicate. Sono in totale 509 mila le nascite nel 2014, cinquemila in meno rispetto al 2013, il livello minimo dall’Unità d’Italia. L’età media al parto sale a 31,5 anni. Calano le nascite da madri sia italiane sia straniere, con le prime che nel 2014 procreano 1,31 figli contro 1,97 delle seconde. Stimare la percentuale di coppie infertili, nel mondo e in Italia, risulta particolarmente problematico, anche alla luce delle inevitabili difficoltà che comporta quantificare le nuove coppie che si formano ogni anno al di fuori del matrimonio.